Sciacchetrà e Dolceacqua, cin cin alle Cinque Terre 

In CantinaIn Cantina
01.02.201601.02.2016

Dalla Liguria due vini pregiati e unici. Il primo decantato dal pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, è un Doc prodotto preferibilmente con uve Bosco. Perfetto da servire con dolci e formaggi. Il secondo, tipico del Ponente ligure, è un rosso rubino, dal sapore sapido e fragrante. Da accompagnare con il tradizionale stufato di capra con i fagioli. Ma capace di sposare molti piatti della cucina alla tavola di tutti i giorni


A febbraio, la cantina di Gros fa tappa in Liguria. E vi propone, per cominciare, un vino Doc della provincia di La Spezia: il Cinque Terre Sciacchetrà. A proposito del nome vi è qualche incertezza fra «Sciachetrà» e «Sciacchetrà», il secondo è però quello trascritto nell’attuale disciplinare e nell’intestazione del «Consorzio dello Sciacchetrà». Si tratta di un vino passito prodotto nelle Cinque Terre da uve che provengono dai celebri terrazzamenti. Oltre a vantare una storia millenaria e ad essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ha ottenuto la Denominazione di origine controllata ma non è stato riconosciuto come presidio Slow Food. Il termine “sciacchetrà” (o sciachetrà), con cui è commercializzato e ormai ovunque conosciuto, è attestato soltanto verso la fine dell’Ottocento. Pare che uno dei primi a utilizzarlo sia stato il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, il quale, nel suo scritto di memorie Riomaggiore, ricordando le tante estati trascorse nel borgo delle Cinque Terre, afferma che «in settembre, dopo la vendemmia, si stendono le migliori uve al sole per ottenere lo sciaccatras». L’etimologia del vocabolo deriva dal verbo «sciacàa» (schiacciare), utilizzato per indicare l’operazione di pigiatura dell’uva. E’ prodotto con Bosco minimo 40%Albarola fino al 40%, Vermentino fino al 40% e altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione per la regione Liguria fino ad un massimo del 20%. Si tende comunque a preferire l’uva Bosco in quanto la buccia degli acini è più resistente e quindi si presta meglio all’appassimento senza rompersi. Può essere abbinato ai formaggi o al dolce.
Il Rossese di Dolceacqua, detto anche solo Dolceacqua, invece, è un vino prodotto nel ponente ligure, ed esattamente in val Nervia, in val Verbone ed in una porzione della Valle Roja nella provincia di Imperia. I principali comuni interessati nella produzione sono Camporosso, Dolceacqua, Perinaldo, San Biagio della Cima, Soldano, Vallecrosia, Ventimiglia. Non va confuso con il Rossese Riviera Ligure di Ponente (detto anche ‘di Campochiesa’) è un vino di colore rosso rubino, dal sapore sapido e fragrante. Il profumo è lieve, fragrante, fruttato e floreale; l’aroma ha inoltre forti richiami mediterranei, di macchia (timo, rosmarino, pino, elicriso...), di terra e di mare; se giustamente affinato si fa intenso e persistente, con sentori più complessi e articolati di rosa leggermente appassita, di frutti rossi, di spezie e altri profumi mediterranei che confermano lo strettissimo legame tra il mare e la terra, a specchio del territorio d’origine. La gamma aromatica è molto complessa e stratificata. In bocca è poco tannico, di notevole ed elegante sapidità, con caratteristico fondo amarognolo. Nelle realizzazioni più semplici può avere struttura molto leggera, mentre le migliori selezioni esprimono medio volume e morbidezza in bocca unite a buona acidità e ad un tenore alcolico di livello. Particolarissima caratteristica è la sapidità estremamente accentuata che, unita alla buona acidità percepita, ne fanno un vino molto piacevole da bere. Il Rossese di Dolceacqua è sicuramente un vino da abbinare alla cucina, per la sua natura golosa e sapida. Andrà benissimo laddove sarà necessario un vino rosso con accenti aromatici speziati e buon contrasto acido. Dal pesce alla carne, passando per le verdure ed i funghi. Tra i pochi vini che tollerano l’abbinamento con i carciofi, per via della sua natura poco tannica. Abbinamento gastronomico tipico è, inoltre, quello con l’antico e tradizionale stufato di capra con i fagioli, capretto o agnello al forno, coniglio alla ligure, vitella all’uccelletto, terrina di fagiano, faraona alla crema con funghi, tordi in casseruola e formaggette dell’alta val Nervia. Quanto agli abbinamenti alla tavola di tutti i giorni, se giovane può essere servito con pesce azzurro, salumi rossi di media stagionatura persino sashimi di tonno; se invecchiato, con tutti quei piatti dotati di discreta materia grassa o dolce, coi quali la sapidità e la speziatura naturale del Rossese di Dolceacqua si fondono splendidamente.

Condividi