I funghi nella dispensa tutto l’anno 

 In frigo
24.11.2016

Come conservarli dopo la raccolta? Con i metodi tradizionali. Essiccati e disposti in vasetti di vetro. O sott’olio. Rispettando scrupolosamente tutte le fasi del procedimento. Per averli sempre a portata di mano in ogni occasione. Anche fuori stagione


Non c’è niente di meglio di un buon risotto con i funghi appena colti. Porcini o finferli che siano. O magari un piatto di tagliatelle fatto in casa. Sempre con i funghi s’intende. Meglio se a coglierli siete stati voi in una delle vostre escursioni nei boschi con il cesto di vimini sotto braccio. Ma se la raccolta è stata particolarmente abbondante, come fare per conservare i funghi che non riuscireste comunque a consumare nel giro di pochi giorni? La risposta c’è. Anzi, ce ne sono due. Per la conservazione dei funghi avete due alternative: essiccarli o metterli sott’olio. Nell’uno o nell’altro caso, vanno preparati allo stesso modo: grattandoli con un coltellino affilato prima di lavarli con un panno umido. A questo punto potrete procedere. Essiccazione. La procedura è molto semplice. Tagliate i funghi in senso longitudinale a fette di massimo 5 millimetri di spessore. Quindi lasciateli seccare in un posto caldo, magari vicino al caminetto o ad una stufa a legna per almeno 36 ore. Dopo di che, conservateli per alcuni giorni in un sacchetto di lino o cotone. E, infine, riponeteli in un luogo con poca umidità in vasetti sigillati nei quali avrete prima adagiato qualche granulo di pepe sul fondo. Sott’olio. Dopo aver lavato i funghi e averli adagiati per circa tre ore su un canovaccio, tagliate i funghi a pezzi e saltateli per pochi minuti in padella in aceto e vino bianco. Aggiungete, durante la cottura, sale grosso e garofano. Una volta scolati lasciateli riposare per una notte, quindi potrete procedere all’invasatura. Ma attenzione: il vetro va sterilizzato e assicuratevi di avere le mani pulite. A questo punto coprite i funghi con olio extra vergine d’oliva. E il gioco è fatto. Possono essere consumati a partire dal trentesimo giorno dall’invasatura.

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