Vini Bio, a prova di pesticidi e diserbanti 

 In Cantina
03.02.2017

Sono prodotti con uve provenienti da agricoltura biologica certificata. E’ vietato l’utilizzo di coadiuvanti ed additivi. E i livelli di anidride solforosa devono essere ridotti rispetto a quelli convenzionali. Il ruolo e i limiti dei solfiti


Il vino biologico è la definizione giuridica per tutti quei vini certificati da un organismo di certificazione terzo seguendo le normative comunitarie. Per essere definito biologico il vino deve essere innanzitutto prodotto con uve provenienti da agricoltura biologica certificata. Ciò implica divieti nell’utilizzo di fitofarmaci, diserbanti, pesticidi e concimanti di sintesi. Il regolamento è molto chiaro su cosa può essere utilizzato. In più, impone all’agricoltore anche delle pratiche volte a garantire la fertilità del fondo e l’agricoltura sostenibile. Le pratiche di vinificazione avvengono secondo un disciplinare che impone divieti nell’utilizzo di coadiuvanti ed additivi. I pochi prodotti permessi devono avere, ovviamente, di origine biologica certificata anch’essi ed entro limiti tracciati e ben definiti. I livelli di anidride solforosa nel prodotto imbottigliato devono essere ridotti rispetto al vino convenzionale Il produttore si sottopone ad un processo di certificazione da parte di un organismo di certificazione per ciò che concerne tutto il processo produttivo. Tutte le fasi della produzione, infatti, dal vigneto alla bottiglia, devono essere tracciate.
Un discorso a parte meritano i solfiti. Si tratta di una sostanza sempre presente nel vino, anche quello da agricoltura biologica, perché sono un prodotto naturale della fermentazione alcolica. I solfiti vengono aggiunti artificialmente, soprattutto sotto forma di SO2 (anidride solforosa), per preservare il vino in varie fasi della vinificazione. La quantità di anidride solforosa contenuta in modo naturale nel vino varia a seconda della categoria di vino e anche in base a certe caratteristiche intrinseche del vino stesso, tra cui, in particolare, il suo contenuto in zucchero. In generale, i vini bianchi contengono più solfiti dei rossi; in assoluto, i vini con più solfiti sono i vini bianchi dolci. Infine, i vini ottenuti da uve biologiche hanno meno solfiti degli altri perché i disciplinari di produzione prevedono delle soglie molto più basse (in media, la metà) rispetto ai vini convenzionali. Non esiste alcun vino completamente privo di solfiti dal momento che il lievito stesso ne produce.
Nel mese di novembre 2015, un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa ha brevettato una innovativa procedura per produrre vino senza additivi solfiti. Nel mese di novembre 2015, un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa ha brevettato una innovativa procedura per produrre vino senza additivi solfiti. Secondo la normativa comunitaria, dal 2005, una disposizione ha armonizzato le legislazioni dei vari paesi imponendo l’adozione di una restrizione analoga a quella statunitense: una concentrazione di solfiti superiore a 10 ppm di solfiti. Ma nel 2012 è entrata in vigore una nuova regolamentazione per il vino da agricoltura biologica, che stabilisce dei limiti più restrittivi per il settore biologico.

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