Cin cin con un calice di vino di ghiaccio 

 In Cantina
02.01.2017

E’ una variante ottenuta dalla fermentazione di grappoli congelati. Vendemmiati all’inizio dell’inverno quando la temperatura scende sotto i 7 gradi. Si caratterizzano per il bilanciamento tra un’elevata dolcezza e una spiccata acidità. I principali produttori sono Germania, Austria, Repubblica Ceca e Canada


Il vino di ghiaccio (Eiswein in lingua tedesca e quindi anche in Alto-Adige, vin de glace in francese e quindi anche in Valle d’Aosta, ice wine o icewine in inglese), è una variante di vino ottenuto dalla fermentazione di grappoli congelati, vendemmiati tardivamente all’inizio della stagione invernale, quando la temperatura scende sotto i 7° centigradi. In alcuni casi il congelamento delle uve può avvenire in maniera artificiale. In questo caso si parla di crioestrazione, processo tuttavia vietato dai disciplinari dei principali paesi produttori.
La rapida raccolta e pressatura dei grappoli congelati rende possibile una elevata concentrazione degli zuccheri perché, mentre questi ultimi non si modificano con la bassa temperatura, l’acqua all’interno degli acini si ghiaccia. Il congelamento impedisce generalmente anche la formazione della Botrytis cinerea, la muffa nobile: ciò consente di ottenere dei vini che, a fronte di una considerevole dolcezza, presentano una spiccata acidità che riesce a bilanciarli in maniera adeguata, ciò che li distingue da altri vini dolci come Sauternes e Tokaji.
I principali produttori mondiali di vini di ghiaccio sono Germania, Austria, Repubblica Ceca, Canada (Ontario e Columbia Britannica). Tra i vitigni più utilizzati se ne possono trovare sia a bacca bianca (Riesling e Vidal) che a bacca rossa (Cabernet Franc). Esistono anche versioni spumantizzate. Recentemente anche altri paesi si sono cimentati nella produzione di questi vini, tra cui Italia (particolarmente in Trentino-Alto Adige e in Valle d’Aosta, ma anche in Piemonte, Emilia-Romagna) e Francia.

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