Prosecco, un brindisi con il calice della storia 

 In Cantina
01.03.2016

E’ un vino bianco Doc prodotto in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Che si caratterizza per il particolare metodo di vinificazione. Alla sua produzione sono dedicate oltre 8.000 cantine vitivinicole e 269 case spumantistiche, che immettono sul mercato 330 milioni di bottiglie all’anno E nel 2014 ha superato per la prima volta nelle vendite lo Champagne 


Il prosecco è un vino bianco a Denominazione di origine controllata (Doc) prodotto in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia. Divenuto noto negli anni Novanta come Prosecco Igt (Indicazione geografica tipica), ha conseguito nel 2009 la Doc, incrementando la qualità. Alcune denominazioni di questo vino hanno assunto il marchio Docg (Montello e Colli Asolani prosecco, Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene). Il prosecco è oggi il vino italiano più esportato all’estero. Nel 2014 ha superato per la prima volta lo Champagne per numero di bottiglie vendute nel mondo.
Ai primi del Cinquecento a Trieste, per dare maggiore visibilità al principale prodotto locale, la ribolla, si dichiarò che questa fosse la naturale erede di un celebre vino dell’antichità, il pucino, celebrato da Plinio nella sua Naturalis historia e prediletto per le sue doti medicinali da Livia, moglie dell’imperatore Augusto. La necessità di distinguere la ribolla triestina dagli altri vini dallo stesso nome, prodotti nel Goriziano e a costi inferiori in Istria, porterà poi a fine secolo ad un cambio di denominazione e soprattutto ad una precisa caratterizzazione geografica, suggerita dall’identificazione del luogo di produzione dell’antichità, il castellum nobile vino Pucinum con il Castello di Prosecco, nei pressi dell’omonimo abitato. Il metodo di vinificazione, vero elemento caratterizzante del Prosecco delle origini, si diffuse prima nel Goriziano, poi - tramite Venezia - in Dalmazia (laddove il vino attualmente prodotto col nome “Prošek” è però un passito), a Vicenza e nel Trevigiano. Col passare dei secoli, la produzione nella zona d’origine andò scemando, mentre conobbe un sempre maggiore sviluppo proprio nelle zone dell’attuale provincia di Treviso e segnatamente fra le colline di Conegliano, Asolo e Valdobbiadene.
Il termine Prosecco, così come lo conosciamo, compare per la prima volta nel poemetto “Il Roccolo Ditirambo”, scritto nel 1754 da Valeriano Canati sotto lo pseudonimo di Aureliano Acanti: «(...) Ed or ora immollarmi voglio il becco con quel melaromatico Prosecco...». Nel corso dei secoli la produzione del Prosecco venne completamente abbandonata dai viticoltori del Carso triestino e del Collio friulano, sviluppandosi invece lungo le colline venete, in particolare nella provincia di Treviso (zone di Conegliano ed Asolo). Lo straordinario successo ottenuto dal Prosecco a partire dal secondo dopoguerra ha creato una serie di tentativi di imitazione: vini denominati Prosecco sono stati prodotti in Sudamerica (Prosecco Garibaldi in Brasile), in Croazia (Prošek), in Australia (Prosecco Vintage), eccetera. Diventando quindi urgente una regolamentazione legislativa che arginasse il fenomeno ed essendo vietato dalle norme internazionali proteggere il nome di un vitigno (era invalso infatti l’uso di chiamare Prosecco il vitigno produttore del vino), si rese necessario ricollegare la produzione veneta col nome della località originaria del Prosecco, e cioè la località omonima presso Trieste, nel contempo ripristinando gli antichi nomi - Glera e Glera lungo - dei vitigni. Si decise quindi di creare un’area di produzione contigua molto più vasta della precedente, contenente anche alcune province nelle quali il Prosecco non era mai stato prodotto o prodotto in quantità limitatissime (Venezia, Padova, Belluno) o dove la produzione era praticamente cessata da secoli (Trieste, Gorizia, Udine). L’iter venne concluso il 17 luglio 2009, con la promulgazione del decreto di riconoscimento della Doc Prosecco, delle due Docg Conegliano Valdobbiadene-Prosecco e Colli Asolani-Prosecco (o Asolo-Prosecco) e del relativo disciplinare di produzione. La riorganizzazione di tutta la produzione ha avuto luogo a partire dalla vendemmia iniziata il 1º agosto 2009.
Il Prosecco viene prodotto nelle province del Veneto, esclusa Rovigo e Verona (circa 80% del totale), e in tutte le province del Friuli-Venezia Giulia (circa 20% del totale). All’interno di questo territorio ci sono anche due Docg per la produzione del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene e del Colli Asolani-Prosecco. Negli anni s’è imposto fra le varie tipologie di prosecco il Cartizze, prodotto in una ristretta area di 106 ettari in una zona omonima, compresa all’interno di una frazione del comune di Valdobbiadene. Secondo il disciplinare, la produzione delle varianti spumante o frizzante è peraltro possibile anche in aree diverse da quelle di produzione delle uve, laddove esiste una tradizione di tali pratiche: pertanto il Prosecco continua ad essere prodotto anche in Piemonte.
Il Prosecco ha conosciuto un vero e proprio boom a partire dagli anni ‘90 del XX secolo, con un’impennata nella seconda metà degli anni 2000. Alla produzione sono dedicate oltre 8000 cantine vitivinicole e 269 case spumantistiche, che immettono sul mercato oltre 330 milioni di bottiglie all’anno - in buona parte esportate - per un giro d’affari complessivo superiore ai 3 miliardi di euro. Nel 2013 le vendite nel mondo hanno superato per la prima volta quelle dello champagne. Trattandosi però di due prodotti molto diversi (accomunati dal solo essere ambo spumanti) per caratteristiche sensoriali, metodologia produttiva, uvaggio e prezzi di vendita, lo Champagne nello stesso anno ha registrato un giro d’affari ben superiore (4,3 miliardi di euro). Si distinguono essenzialmente tre tipologie di Prosecco: il Prosecco propriamente detto (tranquillo), con un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 10,50%; il Prosecco spumante, con un minimo di 11,00%; il Prosecco frizzante, con un minimo di 9% vol. In tutti i casi si tratta di un vino dal colore giallo paglierino, dall’odore fine e dal sapore fresco. La variante spumante può risultare da extra-brut a dry, mentre le altre sono secche. Le tipologie prodotte mediante fermentazione tradizionale in bottiglia (caratteristica che va specificata in etichetta) possono presentare una velatura. Tali vini hanno un sapore secco, frizzante e fruttato, con eventuali sentori di crosta di pane e lievito.

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