Acque minerali? Acque della salute 

E’ uno degli elementi essenziali del benessere fisico. E’ un tipo di acqua sorgiva, venduta in bottiglia, che risponde a determinati criteri di legge. Ed ha numerose proprietà benefiche. A cominciare da quelle diuretiche

E’ un tipo di acqua sorgiva, solitamente commercializzata in bottiglia. In Italia può essere venduta con la dicitura acqua minerale solo l’acqua che risponde ai criteri di legge. In base ai quali «sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute». Per le acque potabili, le ultime due specificazioni (caratteristiche igieniche e proprietà salutari) non sono invece richieste. Se ne deduce quindi che le acque minerali siano intrinsecamente superiori, già per previsione di legge, alle comuni acque potabili distribuite dalla rete idrica.
Il mercato delle acque minerali in bottiglia ha un’importanza particolare in Italia, che guida nettamente la classifica del consumo mondiale pro capite, con volumi che si sono triplicati dal 1985 (65 litri annui pro capite) al 2006 (194 litri annui, grossomodo lo stesso dato si registra nel 2012, con 192 litri di consumo pro capite, e un volume totale di 12,4 miliardi di litri). Secondo dati disponibili al 2014, il volume d’affari in Italia è valutato in circa 2,3 miliardi di euro, per un settore produttivo che vede all’opera 156 società. I profitti del settore, in Italia, sono giudicati “elevatissimi”, anche in virtù dei canoni di sfruttamento, d’importi variabili da zona a zona, ma considerati, in generale, molto vantaggiosi. Significativo è anche l’impatto ambientale, legato al trasporto di circa 6 miliardi di bottiglie e al loro successivo smaltimento: nella sola Italia, una stima di Legambiente e Altreconomia fornisce un dato di oltre 6 miliardi di bottiglie in plastica da 1,5 litri, con impiego di “450 mila tonnellate di petrolio e l’emissione di oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2”. Secondo la Fondazione AMGA, in Italia esisterebbero 514 etichette diverse, mentre secondo altre fonti addirittura 608[6] (un rapporto Legambiente del 2014 stima l’esistenza di 296 marchi).
Per la legge italiana le acque minerali commerciabili possono essere divise in varie categorie secondo quanto indicato da un decreto legislativo del 1992: acque minimamente mineralizzate: il residuo fisso a 180 C è inferiore a 50 mg/l; acque oligominerali (o leggermente mineralizzate): il residuo fisso è compreso tra 50 e 500 mg/l; acque minerali: il residuo fisso è compreso tra 500 e 1500 mg/l; acque ricche di sali minerali: il residuo fisso è superiore a 1500 mg/l. Per le acque il cui residuo fisso è compreso tra 500 e 1500 mg/l il decreto non fornisce indicazioni di nomenclatura. Esistono poi altre categorie, sempre previste dal decreto, legate alla concentrazione di specifici sali minerali: contenente bicarbonato, se il bicarbonato è superiore a 600 mg/l; solfata, se i solfati sono superiori a 200 mg/l; clorurata, se il cloruro è superiore a 200 mg/l; calcica, se il calcio è superiore a 150 mg/l; magnesiaca, se il magnesio è superiore a 50 mg/l; fluorata, se il fluoro è superiore a 1 mg/l; ferruginosa, se il ferro bivalente è superiore a 1 mg/l; acidula, se l’anidride carbonica libera è superiore a 250 mg/l; sodica, se il sodio è superiore a 200 mg/l; indicata per le diete povere di sodio, se il sodio è inferiore a 20 mg/l.
L’acqua minerale non possiede di sua natura proprietà terapeutiche, è tuttavia indispensabile assumerne per soddisfare il fabbisogno giornaliero di sali minerali e per mantenere attivi il metabolismo ed il funzionamento tutti quei processi fisiologici che prevedono l’utilizzo di acqua da parte dell’organismo, come ad esempio la diuresi ( processo di formazione delle urine nei reni ).È evidente che bevendo diversi litri d’acqua al giorno si ha un effetto diuretico. Questo vale anche per l’acqua d’acquedotto che sgorga dal rubinetto. A dover bere più del necessario è solo chi soffre di patologie particolari. Per un individuo sano è sufficiente bere due litri al giorno salvo condizioni ambientali avverse. Bere più di questa quantità è praticamente inutile poiché l’acqua in eccesso viene espulsa dai reni. Un’assunzione eccessiva di acqua in breve tempo può essere pericolosa per persone fortemente disidratate, mentre per una in condizioni normali la soglia di pericolosità (svariati litri in breve tempo) è praticamente impossibile da raggiungere per via orale. Inoltre si consiglia di osservare attentamente l’etichetta presente nelle bottiglie la voce relativa al bicarbonato (HCO−3), tanto più alto è questo valore tanto più effetti diuretici può avere l’acqua, anche se chi soffre di gastrite o acidità di stomaco può trarre benessere.

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