Solstizio d’estate, il giorno più lungo 

Cade il 20 o il 21 giugno. Quando il sole è a perpendicolo sul mezzogiorno locale. Ritarda ogni anno di circa 6 ore rispetto all’anno precedente (più precisamente 5h 48min 46s) e si riallinea forzosamente ogni quattro anni in corrispondenza dell’anno bisestile. Uno stratagemma adottato per evitare la progressiva divergenza delle stagioni

Il solstizio (dal latino solstitium, composto da sol, “Sole” e sistere, “fermarsi”) è, in astronomia, il momento in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Questo significa che i solstizi di estate e di inverno rappresentano rispettivamente il dì più lungo e più corto dell’anno.
Il fenomeno è dovuto all’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica; il valore di declinazione raggiunta coincide con l’angolo d’inclinazione terrestre e varia con un periodo di 41.000 anni tra 22° 6’ e 24° 30’. Attualmente l’angolo è di 23° 27’ ed è in diminuzione. Nel corso di un anno il solstizio ricorre due volte: il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno (segnando l’inizio dell’estate boreale e dell’inverno australe) e negativa in dicembre (marcando l’inizio dell’inverno boreale e dell’estate australe).Il solstizio ritarda ogni anno di circa 6 ore rispetto all’anno precedente (più precisamente 5h 48min 46s) e si riallinea forzosamente ogni quattro anni in corrispondenza dell’anno bisestile, introdotto proprio per evitare la progressiva divergenza delle stagioni con il calendario. A causa di tali variazioni può capitare che i solstizi cadano il 20 o il 21 giugno oppure il 21 o il 22 dicembre.
Sulla verticale di ogni punto tra le latitudini 23° 26’ 16’’ Nord (tropico del Cancro) e 23° 26’ 14,44” Sud (tropico del Capricorno) il Sole raggiunge lo zenit due volte l’anno: ciò significa che su ogni luogo tra i due tropici, due giorni all’anno, il Sole è a perpendicolo al mezzogiorno locale; nel caso particolare in cui il Sole sia allo zenit all’equatore si parla di equinozio (in quanto i raggi solari giungono perpendicolari all’asse terrestre e la durata del periodo di luce è uguale a quella notturna). I punti sui tropici, altresì, sperimentano il sole al proprio zenit una sola volta l’anno, in corrispondenza dei solstizi (al tropico del Cancro per il solstizio di giugno, a quello del Capricorno per quello di dicembre). Le latitudini comprese tra ciascun tropico e il relativo polo non hanno mai il Sole allo zenit.
Nell’emisfero boreale, al mezzogiorno locale del solstizio di giugno il Sole raggiunge l’altezza massima possibile sull’orizzonte per quella latitudine, mentre in quello di dicembre raggiunge l’altezza minima. Nell’emisfero australe invece, al mezzogiorno locale del solstizio di giugno il Sole raggiunge l’altezza minima possibile sull’orizzonte per quella latitudine, mentre in quello di dicembre raggiunge l’altezza massima. Nel tardo Impero romano, proprio riferendosi al solstizio d’inverno, si parlava di Sol Invictus (Sole invitto) per celebrare il giorno in cui il Sole smetteva di calare sull’orizzonte. Nelle località comprese tra i circoli polari e i poli il Sole rimane sopra l’orizzonte per tutto il giorno nel periodo estivo: questo avviene nel periodo compreso tra l’equinozio di marzo e quello di settembre nell’emisfero boreale e tra l’equinozio di settembre e quello di marzo nell’emisfero australe. Questo fenomeno avviene quindi anche alla metà della “notte” (che con l’ora legale estiva si raggiunge intorno all’una).
La durata di questo fenomeno dipende dalla latitudine: ai poli (90° di latitudine) il Sole non tramonta per metà dell’anno, a 80° (sia nord sia sud) per 71 giorni consecutivi, a 70° per 65 giorni. Il solstizio d’estate è l’unico giorno in cui il Sole non tramonta per le località poste sui circoli polari (66° 33’ 38” N e S di latitudine), latitudine inferiore limite di visibilità del fenomeno.

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